Progetto Life Team
L’ospedale viaggiante dei piccoli (A fliying hospital for children)
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L’IDEA
L’idea “dell’ospedale mobile” è nata quasi per caso, come nascono molti dei progetti che mirano a portare un contributo reale ed efficace in situazioni molto complesse. Il progetto scaturisce, infatti, da un episodio reale che ha messo in evidenza una necessità molto forte, un’emergenza.
Oltre un anno e mezzo fa, in uno dei teatri di guerra del medio oriente, a notte fonda, un uomo arabo chiede di entrare in un ospedale da campo della Croce Rossa Italiana. Viene da lontano, dalla campagna e ha fatto ore di viaggio violando il coprifuoco. La figlia, di pochi anni, sta molto male. Qualche giorno prima, durante un bombardamento, nel tentativo di raggiungere un rifugio, la bambina ha urtato un pentolone di acqua bollente e si è ustionata tutta la parte inferiore del corpo. L’uomo dice che ora la piccola è a letto con la febbre alta e le ferite le si stanno infettando.
Il chirurgo del presidio e un pilota ospite al campo si consultano e decidono di raggiungere la bambina senza aspettare la mattina. Con la jeep della Croce Rossa fanno a ritroso il percorso dell’uomo cercando di evitare i posti di blocco. Arrivano al villaggio all’alba e trovano la bambina sdraiata su una stuoia, raggomitolata come un gattino, per proteggersi dal dolore delle piaghe infettate, in silenzio.
Il medico si accorge subito che i medicinali per le ustioni e gli antibiotici non sarebbero bastati. La bambina non può più stendere le gambe. In quella posizione la pelle dei polpacci si è saldata a quella delle cosce. E’ necessaria un’operazione per ridare mobilità alle gambe ed evitare la setticemia. Decidono quindi di portarla al campo, sedandola e con tutte le precauzioni possibili per un viaggio disagiato.
Al campo la bambina viene operata e la pelle delle gambe staccata con il bisturi. Dopo qualche giorno di degenza la piccola può già cominciare a camminare. Un’operazione tutto sommato molto semplice, senza la quale però la bambina sarebbe morta o rimasta invalida.
Qualche giorno dopo un grosso montone (probabilmente l’unico bene famigliare) viene trovato legato davanti al campo della Croce Rossa. Un grande fuoco viene allestito in segno di ringraziamento.
Partendo da questo episodio si è riflettuto sul fatto che grandi aree del pianeta sono totalmente prive di strutture medico-chirurgiche per dare assistenza anche solo ai casi ordinari, che in altre parti del mondo sarebbero risolti in pochi giorni e che qui si trasformano in casi di morte.
Questa riflessione ha portato immediatamente a pensare come organizzare una struttura mobile attrezzata per gli interventi chirurgici. Interventi chirurgici pediatrici nello specifico. Non un semplice trasporto di personale medico per il pronto intervento ma mettere a disposizione una struttura completamente equipaggiata, un assistenza completa direttamente sul luogo del bisogno.
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L’AEREO DEI BAMBINI
L’idea è portare l’aereo (si pensa un Boeing 7373) convertito in una sala operatoria pediatrica viaggiante, sul continente africano (e in altre zone che ne abbiano necessità) e stabilire tappe di circa un paio di mesi nei differenti Paesi. Con una buona programmazione e con le risorse necessarie, nel giro di un paio di anni, si potrebbero toccare le maggiori aree dell’intera Africa.
Gli itinerari saranno studiati secondo le necessità e della specializzazione: itinerario di chirurgia interna, itinerario oftalmico, cardio-chirurgico, traumatologico, termoplastico, etc.
Il personale medico e quello di volo sarà coinvolto completamente su base volontaria. Il personale avrà turni compatibili con il programma di intervento e con, ovviamente, la loro disponibilità.
La sala operatoria pediatrica mobile, nella previsione, farà una media di 4/6 interventi al giorno. Sarà inoltre attrezzato un ospedale da campo di circa 20/30 posti.












